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Leggenda · 6 min di lettura

La strada delle lucciole

Quando la notte sembra non finire, basta seguire la piccola luce che conosce la strada del ritorno.

Nora e Yara seguono una scia di lucciole verso un ponte nel bosco
La notte
conosce la via
01

Il paese che lasciava una luce

Valleverde era un paese piccolo, stretto tra una collina e il Bosco Lungo. Di giorno sembrava un posto come tanti: case con i gerani alle finestre, una piazza con il pozzo di pietra e una strada che saliva fino alla vecchia torre. Ma quando arrivava la sera, Valleverde diventava un altro luogo.

Ogni famiglia lasciava una luce accesa vicino alla finestra. Non serviva a illuminare la stanza. Serviva a farsi trovare.

La gente diceva che, un tempo, una donna fosse tornata al paese dopo essersi persa nel bosco per tre giorni. Non aveva con sé una mappa né una lanterna. Aveva soltanto seguito un minuscolo chiarore che si muoveva tra l'erba. Da allora, nelle notti d'estate, le lucciole comparivano lungo un sentiero che nessuno riusciva a vedere di giorno.

«La strada delle lucciole non conduce a chi corre» raccontava nonna Ada. «Conduce a chi sa fermarsi, ascoltare e tenere per mano qualcuno.»

«La strada delle lucciole non conduce a chi corre. Conduce a chi sa fermarsi.»

Nora aveva ascoltato quella storia tante volte, ma non ci aveva mai creduto davvero. Aveva undici anni e da poco si era trasferita a Valleverde con suo padre. Le mancava la città, le mancava sua madre, che lavorava lontano e telefonava quando da quelle parti era già buio. Soprattutto, le mancava sapere dove mettere i pensieri quando diventavano troppo grandi.

Per questo parlava poco. Teneva al polso un filo rosso che sua madre le aveva annodato prima di partire e, quando sentiva nostalgia, lo toccava con due dita. Era il suo modo di ricordarsi che alcune persone, anche se lontane, sanno restare vicine.

02

La notte del temporale

La notte in cui tutto cominciò, Valleverde festeggiava la Festa delle Finestre Accese. I bambini correvano per la piazza con piccoli barattoli di vetro e gli adulti appendevano fili di lampadine tra i balconi. Nora era seduta sul gradino della fontana insieme a Yara, una bambina arrivata da poco nel paese.

Yara parlava ancora con esitazione la lingua di Valleverde, ma disegnava benissimo. Aveva riempito un quaderno di case, alberi e animali con occhi enormi. Nora non aveva bisogno di molte parole per capirla. Le bastava guardare i suoi disegni.

Quando il primo tuono fece tremare i vetri, le lampadine si spensero tutte insieme. La piazza sprofondò nel buio. Poi cominciò a piovere, prima piano e poi con una forza che sembrava voler lavare via le strade.

Fu allora che Yara si accorse che sua nonna, Amal, non era ancora tornata dalla collina. Era uscita prima della festa per lasciare una piccola lampada davanti al vecchio ponte, come faceva ogni anno in ricordo di chi non aveva trovato la strada di casa.

Gli adulti presero le torce e si divisero lungo la strada principale. Nonna Ada rimase con le bambine sotto il portico, ma Nora vide qualcosa oltre il cancello: una luce piccolissima, sospesa nel buio.

Una lucciola.

La luce si spostò di pochi centimetri, poi si fermò. Sembrava aspettare.

Nora strinse il filo rosso al polso. «Nonna» disse, «e se fosse quella?»

Ada la guardò a lungo. Poi prese una lanterna, la affidò a Yara e chiamò suo figlio. «Andiamo insieme. La strada può essere magica, ma nessuno deve percorrerla da solo.»

03

Il sentiero che comparve

Superato l'ultimo gruppo di case, la pioggia diminuì. Le torce degli adulti illuminavano il fango e le radici, ma la piccola luce continuava a scivolare davanti a loro. Dopo la prima ne apparve una seconda. Poi una terza. In pochi minuti, il bosco si riempì di puntini dorati.

Non formavano una linea diritta. Disegnavano curve, soste e piccoli cerchi. Ogni volta che qualcuno voleva affrettarsi, le luci si fermavano. Quando invece il gruppo rallentava per aiutare chi scivolava o per ascoltare un rumore tra gli alberi, le lucciole riprendevano il cammino.

Yara indicò un cespuglio. Dentro c'era un riccio bagnato. Suo padre lo sollevò con delicatezza e lo spostò sotto una grande foglia. Subito, altre luci si accesero vicino ai loro piedi.

«Vedi?» sussurrò nonna Ada. «La strada si illumina quando qualcuno si prende cura di qualcun altro.»

Nora non rispose. Guardava le lucciole e pensava a sua madre, alla sua voce al telefono, alle volte in cui le aveva detto: “Se non trovi la strada, fermati. Respira. La strada troverà te”. Forse non era una frase soltanto. Forse era una cosa che le madri sapevano da sempre.

Dopo una curva, il sentiero si aprì in una radura. Al centro c'era il vecchio ponte, quello che nessuno usava più perché una parte delle assi era stata portata via dall'acqua. Dall'altra parte, sotto una tettoia di pietra, tremava una piccola luce.

«Amal!» gridò Yara.

La nonna rispose. Era seduta accanto alla lampada che aveva portato dalla piazza. Non si era fatta male: il temporale aveva fatto cadere un ramo sulla strada e lei aveva preferito ripararsi, aspettando che passasse. Ma aveva paura che nessuno riuscisse a trovarla.

Quando vide le lucciole, sorrise. «Sono arrivate prima di voi» disse. «Sapevo che non mi avrebbero lasciata sola.»

04

Il ritorno

Per tornare indietro, il gruppo non attraversò il ponte. Seguì invece un passaggio stretto tra gli alberi, visibile soltanto grazie alle luci dorate. Il cammino era più lungo, ma asciutto e sicuro.

Nora camminava accanto ad Amal. La vecchia signora teneva la lampada davanti a sé e Yara le stringeva la mano. A un certo punto Nora si accorse che una lucciola si era posata sul suo filo rosso.

Non la scacciò. Rimase ferma, proprio come aveva insegnato nonna Ada. La luce tremò, si sollevò e andò a posarsi sul vetro della lanterna di Yara. Le due bambine si guardarono. Yara aprì il quaderno e, alla luce della lampada, disegnò tre puntini d'oro sopra una strada curva.

Nora sorrise. «È la strada del ritorno» disse.

Quando raggiunsero il paese, tutte le finestre erano di nuovo illuminate. Le persone correvano incontro ad Amal, ma nessuno chiese alle lucciole dove fossero state. In fondo, a Valleverde, certe cose si ringraziano lasciandole libere di andare.

La mattina dopo, del sentiero non rimaneva alcuna traccia. Il bosco era soltanto un bosco, il ponte era ancora vecchio e il fango aveva cancellato le impronte. Ma davanti alla finestra di ogni casa c'era una piccola luce accesa.

Anche davanti alla casa di Nora.

Quella sera sua madre telefonò. Nora le raccontò tutto: il temporale, Amal, il riccio, il sentiero e la lucciola che si era posata sul filo rosso.

«Allora l'hai trovata» disse sua madre.

«La strada?»

«No. La parte di te che sapeva già tornare.»

Da quella notte, ogni volta che qualcuno a Valleverde si sentiva perduto, lasciava una luce alla finestra. E, se aveva fortuna, poco prima dell'alba vedeva una lucciola attraversare il buio.

Perché la notte non è mai soltanto notte, quando c'è qualcuno disposto ad aspettarti.